Jurassic slot

31.03.2008 18:16

 Da: https://grmodellisticotriestino.interfree.it/menu/menu.htm

 

Jurassic Slot

I mostri all'italiana

Nello slot italiano, alla fine degli anni '60, si è sviluppata una strana tendenza: mentre nel resto del mondo si cercava comunque di rispettare l'aspetto modellistico dello slot, gli slottisti nostrani erano ben decisi a soprassedere a tutto pur di migliorare le prestazioni. Scorazzavano sulle piste professionali dei veri e propri obbrobri che ben difficilmente ricordavano un'automobile ed anche nelle garette casalinghe si diffuse questa moda. Questa specie di mostri antidiluviani possiamo a buon diritto chiamarli "Jurassic Slot", in omaggio ad un famoso film.

Qualche anno fa abbiamo organizzato una gara con modelli slot che si richiamavano alle tendenze dell'epoca "jurassica", anzi, alcuni erano davvero dei mostri originali sopravvissuti fino ai nostri giorni, e per completare il quadro d'atmosfera nostalgica, abbiamo gareggiato su una pista tipica ed essa stessa jurassica: la pista di Udine, la più antica esistente in Italia e tuttora in attività.

Ed ecco la principale protagonista di quell'epoca decadente: la Mini Can-Am della Mini Dream Car, qui fotografata nel suo "splendore" originale. Benchè non fosse un modello esteticamente attraente già in origine, ma pensato soltanto per conseguire le massime prestazioni possibili, questo non bastò a salvarla da interventi più o meno sconsiderati operati dai "maghi" del momento, rendendola spesso un oggetto rivoltante.

...le "Mini"...

Questa è la Mini A della Mini Dream Car di Milano, uno dei modelli di maggiore successo di questa casa, con il suo tipico telaio in alluminio che fu prodotto in più varianti di colore, di avantreno e di retrotreno. La carrozzeria è di fantasia ma dalla linea piacevole ispirata ai prototipi dell'epoca. Era uno dei modelli più bersagliati dai preparatori.

 

Questo è il telaio Mini Can-Am, sempre della Mini Dream Car, frutto delle esperienze degli slottisti (sopratutto dei milanesi) nella preparazione delle Cucaracha Cox. A destra un modello "preparato": notate la "raffinata" ricerca aerodinamica.

Il telaio venne prodotto in due versioni che differivano nella culla posteriore: una per il motore Mabuchi D26 e l'altra per il D16 (nelle foto), la parte in plastica poteva essere rossa oppure arancione mentre per la parte metallica furono utilizzate due o forse tre leghe di alluminio

 

...le Cuca...

Questa è la Cucaracha della Cox nella versione "Super Cuca" con tettuccio cromato (asportabile): carrozzeria di fantasia, criticata perchè non riproducente, ma dalla linea piacevole.

 

A destra il suo telaio, ma in versione modificata "all'italiana": raddrizzato, spianato e alleggerito e con culla posteriore della Mini Dream Car. Spesso veniva aggiunta una prolunga all'anteriore per aumentare il passo pick-up.

 

Ecco due elaborazioni "jurassiche" della Cucaracha: in entrambe è stato sostituito il motore originale tipo D16 con un più potente (e pesante) D26, eliminate le parti "inutili" (parabrezza, cromature) e variamente tagliati passaruota e vano motore.

 

...le Unicar...

Barchetta: un nome che evoca ben altro ad un appassionato della Ferrari, ma la Unicar battezzò così una carrozzeria sorprendente ed aggressiva. Non bastò la sua originalità a salvarla dalle forbici degli assatanati maghi del pollice...

 

Bisiluro: altro nome mitico dell'automobilismo italiano, la Unicar ne fece un modello di successo anche nello slot. Nelle foto un esemplare che si coprì di gloria sulle piste triestine: il minimo che gli poteva capitare era di perdere la...bi-coda.

 

Un tipico telaio Unicar in nylon: ne esistono svariate versioni in nero, bianco e translucido, con numerose piccole varianti sull'anteriore e sullo snodo posteriore e almeno due tipi di culla posteriore. Leggero e resistente (ma mai diritto) fu sottoposto dai preparatori a forature, tagli e fusioni nelle forme più turpi.

     

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